|
Il
nome “Javello”, in passato “Chiavello”, deriva
dal latino chiavis avellis, chiave dei monti, poichè
di qui passava l’unica strada di valico dell’Appennino
tosco-emiliano.
Già prima dell’anno 1000 sul “Poggio di Chiavello”,
esisteva un insediamento con casa padronale turrita.
A partire dal 1100 e per buona parte del 1200 l’imperatore Federico
II concesse il luogo ai figli del Conte Guido Guerra, signore di Montemurlo,
mantenendolo comunque sotto la tutela di Firenze. Nel 1325 passò
in mano agli Strozzi. Il 28 novembre di quell’anno, la torre
fortificata di Chiavello fu in parte distrutta da Castruccio Castracane
degli Antelminelli, ghibellino nemico di Firenze.
Nel XVI secolo il complesso non aveva più l’aspetto turrito
medievale, ma quello di casa padronale con torre inglobata, chiesa,
e due annessi rurali.
A metà dell’Ottocento, dopo essere appartenuta a diverse
famiglie, la proprietà arrivò a Marco Covoni Girolami
collaboratore del Granduca Pietro Leopoldo, la cui nipote, Maria,
sposò Giuseppe Borghese, discendente di Papa Paolo V.
Fino a metà del secolo scorso la Fattoria costituiva un nucleo
totalmente autosufficiente, si produceva infatti grano, olio, vino,
ortaggi e frutta, si allevava bestiame da carne e da latte. Grazie
alle proprie fornaci ed alle cave di pietra, venivano fabbricati chiodi,
mattoni, stipiti e lastre per la pavimentazione. Con il ricco patrimonio
boschivo, oltre alle travi, ai pali e alla legna da ardere, si faceva
anche il carbone.
Della Fattoria è ora proprietaria Maria Josè, figlia
di Gian Giacomo Borghese, che gestisce la tenuta insieme al marito
Alberto Savino di Auletta ed ai figli Vincenzo, Ilaria e Sofia.
|



|